Libretto for Hasse's Artaserse. Act I.
Libretto of Mozart's Ascanio in Alba. Download printable PDF.

Ascanio in Alba
Libretto

Musica:
Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto: Giuseppe Parini

Parte primaParte seconda
Scena  1  | 2  | 3  | 4  | 5  | 6
PARTE SECONDA
SCENA PRIMA
Silvia, Coro di Pastorelle.
SILVIA
Star lontana non so, compagne Ninfe,
Da questo amico loco.
Ah qui vedrò fra poco
L'adorato mio Sposo, è l'alma Dea,
Che di sua luce pura
Questi lidi beati orna, e ricrea.
Ma ciel! Che veggio mai! Mirate, amiche,
Come risplende intorno
Di scolti marmi, e di colonne eccelse
Il sacro loco adorno. Ah senza fallo
Questo è il divin lavoro. Il tempo, e l'opra
De' mortali non basta a tanta impresa.
Sento, sento la mano
De la propizia Dea. L'origin questa
È dell'alma Città, che a noi promise:
Questa è mirabil prova
De la venuta sua. Fra pochi istanti
De le felici amanti
La più lieta sarò. Già dall'occaso
Il sol mi guarda; e pare
Più lucido che mai scender nel mare.

Spiega il desìo, le piume:
Vola il mio core, e geme;
Ma solo con la speme
Poi mi ritorna al sen.

Vieni col mio bel Nume
Alfine o mio desìo
Dimmi una volta, oh Dio!
Ecco l'amato ben.
(Siede da un lato con le Pastorelle intorno.)
PASTORELLE
Già l'ore sen volano,
Già viene il tuo bene.
Fra dolci catene
Quell'alma vivrà.
(Il Coro siede.)
SCENA SECONDA
Silvia, Coro di Pastorelle, Ascanio.
ASCANIO
(non vedendo Silvia, da sé)
Cerco di loco in loco
La mia Silvia fedele; e pur non lice
Questo amante cor mio svelare a lei;
Ché me 'l vieta la Diva.
Adorata mia Sposa, ah dove sei?
Lascia, lascia, che possa
Questo mio cor, che de' tuoi merti è pieno,
Celato ammirator vederti almeno.
(Vedendo Silvia, da sé)
Ma non è Silvia quella,
Che là si posa su quel verde seggio,
Con le sue Ninfe a lato...? Io non m'inganno.
Certo è il mio bene, è desso.
Numi! che fo'...? m'appresso...?
SILVIA
(vedendo Ascanio, da sé)
Oh ciel! Che miro...?
Quegli è il Garzon, di cui scolpita ho in seno
L'imagin viva...
ASCANIO
Ah! Se potessi almeno
Scoprirmi a lei...
SILVIA
Così m'appare in sogno...
Così l'ha ognor presente
Nel dolce immaginar questa mia mente.
Che fia ...? Sogno...? O son desta...?
ASCANIO
Oh Madre, oh Diva!
Qual via crudel di tormentarmi è questa?
SILVIA
No, più sogno non è: quello è sembiante
Che da gran tempo adoro...
Ascanio è dunque...? O pur son d'altri amante. ..?
Dubito ancor ....
ASCANIO
La Ninfa
Agitata mi par... Mi riconosce,
Ma scoprirsi non osa.
SILVIA
Ah sì il mio bene,
Il mio Sposo tu sei.
(Alzandosi e facendo qualche passo
verso Ascanio.)
ASCANIO
Cieli! s'accosta:
Come potrò non palesarmi a lei!
SILVIA
Imprudente, che fo? Spontanea, e sola
Appressarmi vogl'io?
(s'arresta)
Seco non veggio
La Dea, che il guida... Egli di me non chiede...
Meco Aceste non è... Dove t'avanzi
Trasportato dal core incauto piede?
Ingannarmi potrei...
SCENA TERZA
Silvia, Ascanio, coro di Pastorelle e Fauno.
FAUNO
Silvia, Silvia, ove sei?
SILVIA
(accostandosi a Fauno)
Fauno, che brami?
FAUNO
(a Silvia)
Io di te cerco, o Ninfa,
(ad Ascanio, che si accosta dall'altro lato)
E a te pur vengo,
Giovanetto straniere.
SILVIA
(Egli è stranier, qual sembra: ah certo è desso,
Certo è lo Sposo mio.)
(A Fauno)
Pastor, favella.
FAUNO
(a Silvia, scostandosi Ascanio)
A te Aceste m'invia: di te chiedea:
Qui condurti ei volea. Di già si sente
La gran Diva presente. In ogni loco
Sparge la sua virtù. Vedi quell'opra
Che mirabil s'innalza? i Geni suoi
La crearon pur di anzi. Io, e i Pastori
Ne vedemmo il lavoro
Mentre qua recavam ghirlande, e fiori.
Ciò narrammo ad Aceste: ed egli a noi
Meraviglie novelle
Ne mostrò d'ogni parte. Oh se vedessi!
Silvia, sul sacro albergo,
Ove seco dimori, una gran luce
Piove, e sfavilla intorno, e par, che rieda
Pria di morir verso l'aurora il giorno.
Tutto il pendio del colle,
Onde quaggiù si scende,
Di fior vernali, e di novelli germi
Tutto si copre. Per la via risplende
Un ignoto elemento
Di rutile vivissime scintille,
Onde aperto si vede,
Che volò su quel suolo il divin piede.
Ma troppo tardo omai.
SILVIA
(Quanto ti deggio
Amorosa Deità!)
FAUNO
Volo ad Aceste:
(a Silvia, accennando di partire)
Dirò, che più di lui
Fu sollecito amore...
ASCANIO
(accostandosi a Fauno)
Ed a me ancora
Non volevi parlar gentil Pastore?
FAUNO
(ad Ascanio)
Ah quasi l'obliai.
Garzon, mi scusa
In dì così ridente
L'eccesso del piacer turba la mente
Ad Aceste narrai
Come qui ti conobbi, e ti lasciai.
ASCANIO
E che perciò?
FAUNO
Sorrise
Lampeggiando di gioia il sacro veglio.
Levò le mani al Cielo e palpitando:
Sento, mi disse, un non inteso affetto
Tutto agitarmi il petto...
SILVIA
(Oh caro Sposo!
Non ne dubito più.)
FAUNO
Vanne, soggiunse,
Cerca dello straniere.
SILVIA
Il saggio Aceste
Nell'indovina mente
(Tutto sa, tutto vede, e tutto sente!)
ASCANIO
Che vuol dunque da me?
FAUNO
Per me ti prega,
Che rimanghi tra noi finché si sveli
A noi la nostra Dea. Vuol che tu sia
De' favori di lei,
De' felici Imenei del nostro bene
Nuncio fedele a le rimote arene.
SILVIA
(Oh me infelice! Aceste
Dunque Ascanio nol crede!)
ASCANIO
(Ahimè, che dico?
Oh dura legge!)
FAUNO
(ad Ascanio)
E che rispondi alfine?
ASCANIO
Che ubbidirò... Che del felice Sposo
Ammirerò il destin...
SILVIA
(Misera! Oh Numi!
Dunque Ascanio non è. Che fiero colpo!
Che fulmine improvviso!)
(Si ritira e si siede abbattuta fra le Ninfe
verso il fondo della Scena.)
ASCANIO
Alfin, Pastore,
Dì, che l'attendo.
FAUNO
Ed io
Tosto men volo ad affrettarlo. Addio!

Dal tuo gentil sembiante
Risplende un'alma grande:
E quel chiaror, che spande
Quasi adorar ti fa.

Se mai divieni amante
Felice la Donzella Che a fiamma così bella
Allor s'accenderà. (Parte)
SCENA QUARTA
Silvia. Coro di Pastorelle e Ascanio.
ASCANIO
(guardando a Silvia)
Ahimè!
Che veggio mai?
Silvia colà si giace
Pallida semiviva
A le sue Ninfe in braccio.
Intendo, oh Dio!
Arde del volto mio: e non mi crede
Il suo promesso Ascanio.
La virtude, e l'amore
Fanno atroce battaglia in quel bel core.
E dal penoso inganno
Liberarla non posso... Agli occhi suoi
S'involì almen questo affannoso oggetto
Finché venga la Dea. Colà mi celo:
E non lontan da lei
Udrò le sue parole
Pascerò nel suo volto i guardi miei.

Al mio ben mi veggio avanti,
Del suo cor sento la pena,
E la legge ancor mi frena.
Ah si rompa il crudo laccio,
Abbastanza il cor soffrì.

Se pietà dell'alme amanti
Bella Diva il sen ti move,
Non voler fra tante prove
Agitarle ognor così.
(Si ritira dalla Scena.)
SILVIA
(accorrendo ad Ascanio, e poi trattenendosi)
Ferma, aspetta, ove vai? dove t'involi?
Perché fuggi così! Numi! che fo...?
Dove trascorro ahimè...? come s'oblia
La mia virtù...! Sì, si risolva alfine.
Rompasi alfin questo fallace incanto.
Perché, perché mi vanto
Prole de' Numi, e una sognata imago
Travìa quel cor che al sol dovere è sacro,
E sacro a la virtù...? Ma non vid'io
Le sembianze adorate
Pur or con gli occhi miei...? No, non importa.
Sol d'Ascanio son io. Da lor si fugga.
Se il Ciel così mi prova,
Miri la mia vittoria... E se il mio Sposo
Fosse quel, ch'or vid'io...? Ah! mi lusingo.
Perché in sì dolce istante
Non palesarsi a me? perché mentirsi,
E straziarmi così...? No. mi seduce
L'ingannato mio core... E s'anco ci fosse
Vegga che so lui stesso Sagrificare a lui,
E l'amato sembiante ai merti sui.
Ah si corra ad Aceste:
Involiamci di qui. Grande qual sono
Stirpe de' Numi al comun ben mi deggio.
Fuorché l'Alma d'Ascanio, altro non veggio.

Infelici affetti miei,
Sol per voi sospiro, e peno,
Innocente è questo seno:
Nol venite a tormentar.

Ah quest'alma, eterni Dei,
Mi rendete alfin qual era.
Più l'imagin lusinghiera
Non mi torni ad agitar.
ASCANIO
(accorrendo a Silvia)
Anima grande, ah lascia
Lascia, oh Dio! che al tuo piè...
SILVIA
(partendo risoluta)
Vanne. A' miei lumi
Ti nascondi per sempre. Io son d'Ascanio.
(Parte.)
PASTORELLE
Che strano evento
Turba la Vergine
In questo dì!
No, non lasciamola
Dove sì rapida Fugge così.
(Partono.)
SCENA QUINTA
Ascanio solo.
ASCANIO
Ahi la crudel come scoccato dardo
S'involò dal mio sguardo! Incauto, ed io
Quasi di fé mancai.
Chi a tante prove, o Dea,
D'amore, e di virtù regger potea?
Di sì gran dono, o Madre,
Ricco mi fai, che più non può mortale
Desiar dagli Dèi: e vuoi, ch'io senta
Tutto il valor del dono. Ah sì, mia Silvia,
Troppo, troppo maggiore Sei de la fama. Ora i tuoi pregi intendo:
Or la ricchezza mia tutta comprendo

Torna mio bene, ascolta.
Il tuo fedel son io.
Amami pur ben mio:
No, non t'inganna Amor.

Quella, che in seno accolta
Serbi virtù sì rara,
A gareggiar prepara
Coll'innocente cor.
(Si ritira in disparte.)
SCENA SESTA
Ascanio, Silvia, Aceste, Fauno, Coro di
Pastori e di Pastorelle, poi Venere, e
Coro di Geni.
PASTORI
Venga de' sommi Eroi,
Venga il crescente onor.
Più non s'involi a noi:
Qui lo incateni Amor.
ACESTE
(a Silvia, che tiene graziosamente per la mano)
Che strana meraviglia
Del tuo cor mi narrasti, amata figlia!
Ma pur non so temer. Serba i costumi,
Che serbasti fin ora. Il ciel di noi
Spesso fa prova: e dai contrasti illustri
Onde agitata sei,
Quella virtù ne desta,
Che i mortali trasforma in Semidei.

Sento, che il cor mi dice,
Che paventar non dei:
Ma penetrar non lice
Dentro all'ascoso vel.

Sai, che innocente sei,
Sai, che dal Ciel dipendi.
Lieta la sorte attendi,
Che ti prescrive il Ciel.
SILVIA
Sì, Padre, alfin mi taccia
Ogn'altro affetto in seno.
Segua che vuol, purché il dover si faccia.
ACESTE
(ai Pastori, che raccolti intorno all'ora
v'ardono l'incensi)
Sù, felici Pastori. Ai riti vostri
Date principio; e la pietosa Dea
Invocate con gl'inni.
PASTORI e NINFE O PASTORELLE
Scendi celeste Venere;
E del tuo amore in segno
Lasciane il dolce pegno,
Che sospirammo ognor.
SILVIA
Ma s'allontani almen dagli occhi miei
Quel periglioso oggetto. Il vedi?
(Accennando Ascanio.)
ACESTE
(guardando Ascanio)
Il veggio.
Parmi simile a un Dio.
ASCANIO
(Silvia mi guarda:
Che contrasto crudel!)
ACESTE
No cara figlia,
No, non temer. Segui la grande impresa,
Vedi che il fumo ascende, e l'ara è accesa.
Osservate, o Pastori.
Ecco scende la Dea.
(Cominciano a scendere delle nuvole sopra l'ara.)
Tra quelle nubi
Si nasconde la Dea. Oh Silvia mia,
Meco all'ara ti volgi: e voi Pastori,
De le preghiere ardenti
Rinnovate i clamori.
PASTORI e PASTORELLE
No, non possiamo vivere
In più felice regno.
Ma senza il dolce pegno
Non siam contenti ancor.
(Le nubi si spandono innanzi all'ara.)
ACESTE
Ecco ingombran l'altare
Le fauste nubi intorno. Ecco la luce
De la Diva presente, ecco traspare.
(Si veggono uscir raggi di luce dalle nuvole.)
PASTORI e NINFE O PASTORELLE
Scendi celeste Venere;
E del tuo amore in segno
Lasciane il dolce pegno,
Che sospirammo ognor.
ACESTE
Invoca, o figlia, invoca
Il favor della Diva:
Chiedi lo Sposo tuo.
SILVIA
Svelati, O Dea,
Scopri alla fin quell'adorato aspetto
Al tuo popol diletto. Omai contento
Rendi questo cor mio.
(Si squarciano le nuvole. Si vede Venere assisa
sul suo carro. Nello stesso tempo escono di dietro
alle nuvole le Grazie, e i Geni, che con vaga
di sposizione si spargono per la Scena.)
ASCANIO
(si va avvicinando a Silvia)
(Or felice son io. Questo è il momento.)
SILVIA
Oh Diva!
ASCANIO
(si accosta di più)
Oh sorte!
ACESTE
Oh giorno!
SILVIA
(ad Ascanio, che si accosta)
Ah mi persegui,
Imagine crudele, insino all'ara?
(Risolutamente guardando Venere, e colla
mano facendosi velo agli occhi, per non
veder Ascanio)
Qual è il mio Sposo, o Diva?
VENERE
(accennando, e pigliando per una mano
Ascanio, il presenta a Silvia)
Eccolo, o cara.
SILVIA
(volgendosi ad Ascanio)
Oh Cielo! Perché mai Nasconderti così?
ASCANIO
(a Silvia)
Tutto saprai.
SILVIA
(accorrendo ad Ascanio)
Ah caro Sposo, oh Dio!
ASCANIO
(accorrendo a Silvia)
Vieni al mio sen, ben mio.
SILVIA
(ad Aceste)
Ah ch'io lo credo a pena.
Forse m'inganno ancora?
ACESTE
(a Silvia)
Frena il timor, deh frena:
E la gran Diva adora.
ASCANIO
Che bel piacere io sento
In sì beato dì.
ACESTE
(a Silvia, e ad Ascanio)
De la virtù il cimento
Premian gli Dèi così.
SILVIA
Numi! che bel momento!
Come in sì bel contento
Il mio timor finì!
ASCANIO
Ah cara Sposa, oh Dio!
SILVIA
Ah caro Sposo, oh Dio!
(Abbracciandosi rispettosamente.)
SILVIA, ASCANIO e ACESTE
Più sacro nodo in terra,
Più dolce amor non è.
Quanto pietosa Dea
Quanto dobbiamo a te.
VENERE
Eccovi al fin di vostre pene, o figli.
Or godete beati
L'uno nel cor dell'altro ampia mercede
De la vostra virtù.
(A Silvia)
Mi piacque o cara
Prevenire il tuo core. Indi la fama,
Quindi Amore operò. Volli ad Ascanio
Così de la sua Sposa
La fortezza, il candor, l'amor, la fede
Mostrar sugli occhi suoi. Scossi un momento
Quel tuo bel core; e ne volar scintille
Di celeste virtude a mille a mille.
Ma voi soli felici
Esser già non dovete.
La stirpe degli Dèi, più ch'al suo bene,
Pensa all' altrui.
(Ad Ascanio)
Apprendi, o Figlio apprendi,
Quanto è beata sorte
Far beati i mortali. In questo piano
Tu l'edificio illustre
Stendi della città. La Gente d'Alba
Sia famosa per te. De le mie leggi
Tempra il soave freno:
Ministra il giusto: il popol mio proteggi.
In avvenir due Numi
Abbia invece d'un sol; te, qui presente;
Me, che lontana ancora,
Qua col pensier ritornerò sovente.
ASCANIO
Che bel piacer io sento
In sì beato di!
SILVIA
Numi! che bel momento!
Come in sì bel contento
Il mio timor finì.
ASCANIO, SILVIA e ACESTE
Più sacro nodo in terra
Più dolce amor non è.
Quanto pietosa Dea,
Quanto dobbiamo a te.
VENERE
Ah chi nodi più forti
Ha del mio core in questi amati lidi?
I Figli, le Consorti, il Popol mio...
SILVIA
Oh Diva!
ASCANIO
: Oh Madre!
VENERE
Addio, miei figli, addio!
ACESTE
Ferma pietosa Dea, fermati.
Almeno Lascia, che rompa il freno
Al cor riconoscente un popol fido.
Io son, pietosa
Dea, Interprete di lui. Questo tuo pegno
(accennando Ascanio e abbracciandolo
rispettosamente).

Fidalo púre a noi. Vieni; tu sei
Nostro amor, nostro ben, nostro sostegno.
(A Venere, la quale sparisce, chiudendosi:
ed alzandosi le nuvole)
Adoreremo in lui
L'imagine di te: di te, che spargi
Su i felici mortali
Puro amor, pura gioia: di te, che leghi
Con amorosi nodi
I Popoli tra lor; che in sen d'amore.
Dài fomento a la pace, e di questo orbe
Stabilisci le sorti, e l'ampio mare
Tranquillizzi, e la terra. Ah, nel tuo sangue,
D'Eroi, di Semidei sempre fecondo,
Si propaghi il tuo core:
E la stirpe d'Enea occupi il Mondo.
GENI, GRAZIE, PASTORI e NINFE
Alma Dea tutto il Mondo governa,
Che felice la terra sarà.
La tua stirpe propaghisi eterna,
Che felici saranno l'età.
Fine del dramma
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Libretto for Hasse's Artaserse. Act I.