Artaserse
Libretto
Musica: Johann Adolph Hasse
Libretto: Pietro Metastasio
| Atto I | Atto II | Atto III |
| Scena 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 |
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Parte interna della fortezza, nella quale è rittenuto prigione Arbace. Cancelli in prospetto, picciola porta a mano destra, per la quale si ascende alla regia.
ARBACE, poi ARTASERSE
ARBACE, poi ARTASERSE
ARBACE
Perché tarda è mai la morte
quando è termine al martir?
A chi vive in lieta sorte
è sollecito il morir.
ARTASERSE
Arbace.ARBACE
Oh dei, che miro! In questo albergo di mestizia e di orror chi mai ti guida?
ARTASERSE
La pietà, l'amicizia.ARBACE
A funestarti perché vieni o signor.
ARTASERSE
Vengo a salvarti.ARBACE
A salvarmi?ARTASERSE
Non più. Per questa via che in solitaria parte
termina della regia, i passi affretta.
Fuggi cauto da questo
in altro regno e quivi
rammentati Artaserse, amalo e vivi.
ARBACE
Mio re, se reo mi credi, perché vieni a salvarmi? E se innocente
perché deggio fuggir?
ARTASERSE
Se reo tu sei io ti rendo una vita
che a me donasti. E se innocente, io t'offro
quello scampo che solo
puoi tacendo ottener. Fuggi, risparmia
d'un amico all'affetto
d'ucciderti il dolor. Placa i tumulti
di quest'alma agitata. O sia che cieco
l'amicizia mi renda o sia che un nume
protegga l'innocenza, io non ho pace
se tu salvo non sei. Parmi nel seno
una voce ascoltar che ognor mi dica
qualor bilancio e la tua colpa e il merto
che il fallo è dubbio, il beneficio è certo.
ARBACE
Signor lascia ch'io mora. In faccia al mondo colpevole apparisco ed a punirmi
t'obbliga l'onor tuo. Morrò felice
se all'amico conservo e al mio signore
una volta la vita, una l'onore.
ARTASERSE
Sensi non anche intesi su le labra d'un reo! Diletto Arbace
non perdiamo i momenti. All'onor mio
basterà che si sparga
che un segreto castigo
già ti punì. Che funestar non volli
di questo dì la pompa, in cui mirarmi
l'Asia dovrà la prima volta in trono.
ARBACE
Ma potrebbe il tuo dono un giorno esser palese; e allora...
ARTASERSE
Ah parti. Amico, io te ne priego e se pregando
nulla ottener poss'io, re tel commando.
Pensa che l'amor mio
t'offre la vita in dono;
sovvengati ch'io sono
il tuo liberator.
Dammi l'estremo addio,
ch'io te ne priego, e parti,
che tutto per salvarti
far voglio a tuo favor.
SCENA II
ARBACE solo
ARBACE
Ch'io parta? E in faccia al mondo fugga la pena che temer non puote
la mia innocenza?... O ciel del caro padre
si rispetti il periglio.
Chi sa... Ceder può forse... Ah! Mi confonde
più che il male presente
dell'avvenire il rischio.
Partasi. Che aspettar? Più non mi veggia
né innocente né reo l'invida reggia.
Parto, qual pastorello
prima che rompa il fiume
a questo colle e a quello
sen fugge e i cari armenti
s'affanna a riserbar.
Il tutelar suo nume
invoca ad isfuggire
quel mal che può avvenire,
quel duol che può aspettar.
SCENA III
ARTABANO con seguito di congiurati, poi MEGABISE, tutti dai cancelli, a guardia de' quali restano li congiurati
ARTABANO
Figlio, Arbace, ove sei? Dovrebbe pure ascoltar le mie voci. Arbace o stelle!
Dove mai si celò? Compagni, intanto
ch'io ritrovo il mio figlio
custodite l'ingresso. (Entra fra le scene a mano destra)
MEGABISE
E ancor si tarda? (Alli congiurati) Ormai tempo saria... Ma qui non vedo
né Artabano né Arbace.
Che si fa? Che si pensa? In tanta impresa
che lentezza è mai questa?
Artabano, signore. (Entrando fra le scene a mano sinistra)
ARTABANO
O me perduto. (Uscendo dall'istesso lato per il quale entrò ma da strada diversa)
Non trovo il figlio mio! Gelar mi sento.
Temo... Dubito... Ascoso
forse in quest'altra parte io non invano...
Megabise? (Incontrandosi in Megabise quale esce
dall'istesso lato per il quale entrò ma da strada diversa)
MEGABISE
Artabano!ARTABANO
Trovasti Arbace?MEGABISE
E non è teco?ARTABANO
O dei! Crescono i dubbi miei.
MEGABISE
Spiegati, parla, che fu d'Arbace?
ARTABANO
E chi può dirlo. Ondeggio fra mille affanni e mille
orribili sospetti. Il mio timore
quante funeste idee forma e descrive,
chi sa che fu di lui! Chi sa se vive!
MEGABISE
Troppo presto all'estremo precipiti i sospetti. E non potrebbe
Artaserse, Mandane, amico, amante
aver del prigioniero
procurata la fuga? Ecco la via
che alla regia conduce.
ARTABANO
E per qual fine la sua fuga celarmi? Ah Megabise
no, più non vive Arbace
e ognun pietoso al genitor lo tace.
MEGABISE
Cessin gli dei l'augurio. Ah ricomponi i tumulti del cor. Sia la tua mente
men torbida e più pronta,
che l'impresa il richiede.
ARTABANO
E quale impresa vuoi ch'io pensi a compir perduto il figlio?
MEGABISE
Signor che dici? Avrem sedotti invano tu i reali custodi ed io le schiere?
Risolviti; a momenti
va del regno le leggi
Artaserse a giurar. La sacra tazza
già per tuo cenno avvelenai. Vogliamo
perder così vilmente
tanto sudor, cure sì grandi?
ARTABANO
Amico se Arbace io non ritrovo,
per chi deggio affannarmi? Era il mio figlio
la tenerezza mia. Per dargli un regno
divenni traditor. Per lui mi resi
orribile a me stesso e lui perduto
tutto dispero e tutto
veggo de' falli miei rapirmi il frutto.
MEGABISE
Arbace estinto o vivo dalla tua mano aspetta
il regno o la vendetta. I passi tuoi
signor precedo; a trionfar ti guido.
ARTABANO
Guidami dove vuoi, di te mi fido.MEGABISE
Spiega i lini, abbandona la sponda,
sprezza l'onda del torbido mar.
Fra i perigli del dubbio camino
il destino ti chiama a regnar.
sprezza l'onda del torbido mar.
Fra i perigli del dubbio camino
il destino ti chiama a regnar.
SCENA IV
ARTABANO
ARTABANO
Trovaste avversi dei l'unica via d'indebolirmi. Al solo
dubbio che più non viva il figlio amato,
timido, disperato
vincer non posso il turbamento interno
che a me stesso di me toglie il governo.
Figlio se più non vivi
morrò; ma del mio fato
farò che un re svenato
preceda messaggier.
Infin che il padre arrivi
fa che sospenda il remo
colà sul guado estremo
il pallido nochier. (Parte seguito da' congiurati)
SCENA V
Gabinetto negli appartamenti di Mandane.
MANDANE, poi SEMIRA
MANDANE, poi SEMIRA
MANDANE
O che all'uso de' mali istupidisca il senso o ch'abbian l'alme
qualche parte di luce,
che presaghe le renda, io per Arbace
quanto dovrei non so dolermi. Ancora
l'infelice vivrà. Se fosse estinto
già purtroppo il saprei. Porta i disastri
sollecita la fama.
SEMIRA
Alfin potrai consolarti Mandane. Il ciel t'arrise.
MANDANE
Forse il re sciolse Arbace?SEMIRA
Anzi l'uccise.MANDANE
Come?SEMIRA
È noto a ciascun, benché in segreto ei terminò la sua dolente sorte.
MANDANE
(O presaggi fallaci! O giorno! O morte!)SEMIRA
Eccoti vendicata, ecco adempito il tuo genio crudel. Ti basta o vuoi
altre vittime ancor? Parla.
MANDANE
Ah Semira soglion le cure lievi esser loquaci
ma stupide le grandi.
SEMIRA
Alma non vidi della tua più inumana. Al caso atroce
non v'è ciglio che sappia
serbarsi asciuto e tu non piangi intanto?
MANDANE
Picciolo è il duol, quando permette il pianto.SEMIRA
Va se paga non sei; pasci i tuoi sguardi su la trafitta spoglia
del mio caro germano. Osserva il seno,
numera le ferite e lieta in faccia...
MANDANE
Taci, parti da me.SEMIRA
Ch'io parta e taccia! Fin che vita ti resta
sempre intorno m'avrai; sempre importuna
rendere i giorni tuoi voglio infelici.
MANDANE
E quando io meritai tanti nemici?Mi credi spietata,
mi chiami crudele.
Non tanto furore,
non tante querele,
che basta il dolore
per farmi morir.
Quell'odio, quell'ira
d'un'alma sdegnata
ingrata Semira
non posso soffrir.
SCENA VI
SEMIRA
SEMIRA
Forsenata che feci! Io mi credei condivider l'affanno,
a me scemarlo e pur l'accrebbi. Allora
che insultando Mandane
qualche ristoro a questo cor desio
il suo traffigo e non risano il mio.
Non è ver che sia contento
il veder nel suo tormento
più d'un ciglio lagrimar.
Che l'esempio del dolore
è uno stimolo maggiore
che richiama a sospirar.
SCENA VII
ARBACE, poi MANDANE
ARBACE
Né pur qui la ritrovo. Almen vorrei dell'amata Mandane
calmar gli sdegni e l'ire,
rivederla una volta e poi partire.
In più segreta parte
forse potrò. Ma dove
temerario m'inoltro? Eccola! Oh dei
ardir non ho di presentarmi a lei. (Si ritira in disparte
inosservato)
MANDANE
Olà, non si permetta in queste stanze a veruno l'ingresso. Eccovi alfine (Ad un paggio, il quale
ricevuto l'ordine rientra dalla scena donde è uscito Arbace)
miei disperati affetti
eccovi in libertà. Del caro amante (Impugna uno stile)
versai barbara il sangue. Il sangue mio
è tempo di versar. (In atto di uccidersi)
ARBACE
Fermati.MANDANE
Oh dio! (Vedendo Arbace le cade lo stile)
ARBACE
Quale ingiusto furor...MANDANE
Tu in questo luogo? Tu libero? Tu vivo?
ARBACE
Amica destra i miei lacci disciolse.
MANDANE
Ah fuggi, ah parti. Misera me, che si dirà se alcuno
qui ti ritrova! Ingrato
lasciami la mia gloria.
ARBACE
E chi poteva mio ben senza vederti
la patria abbandonar?
MANDANE
Da me che vuoi perfido, traditor?
ARBACE
No principessa non dir così. So ch'hai più bello il core
di quel che vuoi mostrarmi, è a me palese.
Tu parlasti o Mandane e Arbace intese.
MANDANE
O mentisci o t'inganni o questo labro senza il voto dell'alma
per uso favellò.
ARBACE
Ma pur son io ancor la fiamma tua.
MANDANE
Sei l'odio mio.ARBACE
Dunque crudel t'appaga, ecco il ferro, ecco il sen, prendi e mi svena. (Presentandole la
spada nuda)
MANDANE
Saria la morte tua premio e non pena.ARBACE
È ver, perdona, errai. Ma questa mano emenderà... (In atto di ferirsi)
MANDANE
Che fai? Credi folle che basti
il sangue tuo per appagarmi? Io voglio
che pubblica, che infame
sia la tua morte e che non abbia un segno,
un'ombra di valor.
ARBACE
Barbara ingrata morrò come a te piace,
torno al carcere mio. (Getta la spada in atto di partire)
MANDANE
Sentimi Arbace.ARBACE
Che vuoi dirmi?MANDANE
Ah nol so.ARBACE
Sarebbe mai quello che mi trattiene
qualche resto d'amor?
MANDANE
Crudel che brami? Vuoi vedermi arrossir. Salvati, fuggi,
non affliggermi più.
ARBACE
Tu m'ami ancora se a questo segno a compatirmi arrivi.
MANDANE
No, non crederlo amor ma fuggi e vivi.ARBACE
Tu vuoi ch'io viva o cara
ma se mi nieghi amore
cara mi fai morir.
ma se mi nieghi amore
cara mi fai morir.
MANDANE
Oh dio che pena amara!
Ti basti il mio rossore,
più non ti posso dir.
Ti basti il mio rossore,
più non ti posso dir.
ARBACE
Sentimi...MANDANE
No.ARBACE
Tu sei...MANDANE
Parti dagli occhi miei
lasciami per pietà.
lasciami per pietà.
A DUE
Quando finisce o dei
la vostra crudeltà.
la vostra crudeltà.
MANDANE e ARBACE A DUE
Se in così gran dolore
d'affanno non si muore
qual pena ucciderà?
d'affanno non si muore
qual pena ucciderà?
SCENA VIII
Luogo magnifico destinato per la coronazione di Artaserse. Trono da un lato con sopra scettro e corona. Ara nel mezzo con simulacro del Sole.
ARTASERSE con numeroso seguito ed ARTABANO
ARTASERSE con numeroso seguito ed ARTABANO
ARTASERSE
A voi popoli io m'offro non men padre che re. Siatemi voi
più figli che vassalli. Il vostro sangue,
la gloria vostra e quanto
è di guerra o di pace acquisto o dono
vi serberò; voi mi serbate il trono.
E faccia il nostro core
questo di fedeltà cambio e d'amore.
Sarà del regno mio
soave il freno. Esecutor geloso
delle leggi io sarò. Perché sicuro
ne sia ciascun, solennemente il giuro. (Una comparsa porta la
sottocoppa con tazza)
ARTABANO
Ecco la sacra tazza. Il giuramento abbia nodo più forte. (Prende la tazza e la porge ad
Artaserse)
Compisci il rito. (E beverai la morte).
ARTASERSE
« Lucido dio per cui l'april fiorisce, per cui tutto nel mondo e nasce e muore
volgiti a me; se il labro mio mentisce
piombi sopra il mio capo il tuo furore.
Languisca il viver mio come languisce
questa fiamma al cader del sacro umore (Versa sul fuoco
parte del liquore)
e si cangi, or che bevo, entro il mio seno
la bevanda vital tutta in veleno ». (In atto di bere)
SCENA IX
SEMIRA e detti
SEMIRA
Al riparo o signor. Cinta la regia da un popolo infedel tutta risuona
di grida sediziose e la tua morte
si procura, si chiede.
ARTASERSE
Numi! (Posa la tazza su l'ara)ARTABANO
Qual alma rea mancò di fede?ARTASERSE
Ah che tardi il conosco. Arbace è il traditore.
SEMIRA
Arbace estinto!ARTASERSE
Vive, vive l'ingrato; io lo disciolsi empio con Serse e meritai la pena
che il cielo or mi destina.
Io stesso fabricai la mia ruina.
ARTABANO
Di che temi o mio re? Per tua difesa basta solo Artabano.
ARTASERSE
Sì, corriamo a punir... (In atto di partire)SCENA X
MANDANE e detti
MANDANE
Ferma o germano, gran novelle io ti reco,
il tumulto svanì.
ARTASERSE
Fia vero! E come?MANDANE
Già la turba ribelle seguendo Megabise era trascorsa
fino all'atrio maggior. Quando chiamato
dallo strepito insano accorse Arbace.
Che non fe', che non disse in tua difesa
quell'anima fedel! Mostrò l'orrore
dell'infame attentato. Espresse i preggi
di chi serba la fede. I merti tuoi,
le tue glorie narrò. Molti riprese,
molti pregò cangiando aspetto e voce
or placido, or severo ed or feroce.
Ciascun depose l'armi e sol restava
l'indegno Megabise
ma l'assalì, si vendicò, l'uccise.
ARTABANO
(Incauto figlio).ARTASERSE
Un nume m'inspirò di salvarlo. È Megabise
d'ogni delitto autor.
ARTABANO
(Felice inganno!)ARTASERSE
Il mio diletto Arbace dov'è, si trovi e si conduca a noi.
SCENA ULTIMA
ARBACE e detti
ARBACE
Ecco Arbace o monarca a' piedi tuoi.ARTASERSE
Vieni vieni al mio sen. Perdona amico s'io dubitai di te. Troppo è palese
la tua bella innocenza. Ah fa ch'io possa
con franchezza premiarti. Ogni sospetto
nel popolo dilegua e rendi a noi
qualche ragion del sanguinoso ferro
che in tua man si trovò, della tua fuga,
del tuo tacer, di quanto
ti fece reo.
ARBACE
S'io meritai signore qualche premio da te, lascia ch'io taccia.
Il mio labro non mente.
Credi a chi ti salvò. Sono innocente.
ARTASERSE
Giura tu almeno; e l'atto terribile e solenne
faccia fede del vero. Ecco la tazza
al rito necessaria. Or seguitando
della Persia il costume
vindice chiama e testimonio un nume.
ARBACE
Son pronto. (Prende la tazza)MANDANE
(Ecco il mio ben fuor di periglio).ARTABANO
(Che fo, se giura avvelenato è il figlio).ARBACE
« Lucido dio per cui l'april fiorisce, per cui tutto nel mondo e nasce e muore... »
ARTABANO
(Misero me).ARBACE
« Se il labro mio mentisce si cangi entro il mio seno
la bevanda vital... » (In atto di bere)
ARTABANO
Ferma, è veleno.ARTASERSE
Che sento!ARBACE
Oh dei!ARTASERSE
Perché finor tacerlo?ARTABANO
Perché a te l'apprestai.ARTASERSE
Ma qual furore contro di me...
ARTABANO
Dissimular non giova. Già mi tradì l'amor di padre. Io fui
di Serse l'uccisore. Il regio sangue
tutto versar volevo. È mia la colpa,
non è d'Arbace. Il sanguinoso acciaro
per celarlo io gli diedi. Il suo pallore
era orror del mio fallo. Il suo silenzio
pietà di figlio. Ah se minore in lui
la virtù fosse stata o in me l'amore
compivo il mio disegno
e involata t'avrei la vita e il regno.
ARBACE
(Che dice!)ARTASERSE
Anima rea! M'uccidi il padre, della morte di Dario
colpevole mi rendi; a quanti eccessi
t'indusse mai la scelerata speme.
Empio morrai.
ARTABANO
Noi moriremo insieme. (Snuda la spada e seco Artaserse in atto di difesa)
ARBACE
(Stelle!)ARTABANO
Amici non resta che un disperato ardir; mora il tiranno. (Le guardie sedotte si
pongono in atto di assalire)
ARBACE
Padre che fai?ARTABANO
Voglio morir da forte.ARBACE
Deponi il ferro o beverò la morte. (In atto di bere)ARTABANO
Folle che dici?ARBACE
Se Artaserse uccidi no più viver non devo.
ARTABANO
Eh lasciami compir...ARBACE
Guardami, io bevo. (Come sopra)ARTABANO
Fermati o figlio ingrato. Confuso, disperato
vuoi che per troppo amarti un padre cada.
Vincesti ingrato figlio, ecco la spada. (Getta la spada e le
guardie sollevate si ritirano)
MANDANE
O fede!SEMIRA
O tradimento!ARTASERSE
Olà, seguite i fugaci ribelli ed Artabano
a morir si conduca.
ARBACE
Oh dio fermate. Signor pietà.
ARTASERSE
Non la sperar per lui. Troppo enorme è il delitto. Io non confondo
il reo coll'innocente. A te Mandane
sarà sposa se vuoi. Sarà Semira
a parte del mio trono.
Ma per quel traditor non v'è perdono.
ARBACE
Toglimi ancor la vita. Io non la voglio se per esserti fido,
se per salvarti il genitore uccido.
ARTASERSE
O virtù che innamora!ARBACE
Ah non domando da te clemenza. Usa rigor ma cambia
la sua nella mia morte. Al regio piede
chi ti salvò ti chiede (S'inginocchia)
di morir per un padre. In questa guisa
s'appaghi il tuo desio.
È sangue d'Artabano il sangue mio.
ARTASERSE
Sorgi, non più. Rasciuga quel generoso pianto anima bella.
Chi resister ti può? Viva Artabano
ma viva almeno in doloroso esiglio.
E doni il tuo sovrano
l'error d'un padre alla virtù d'un figlio.
CORO
Giusto re la Persia adora
la clemenza assisa in trono,
quando premia col perdono
d'un eroe la fedeltà.
La giustizia è bella allora
che compagna ha la pietà.
Fine del dramma
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