Artaserse
Libretto
Musica: Johann Adolph Hasse
Libretto: Pietro Metastasio
| Atto I | Atto II | Atto III |
| Scena 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 |
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Appartamenti reali.
ARTASERSE e ARTABANO
ARTASERSE e ARTABANO
ARTASERSE
Dal carcere o custodi (Nell'uscire verso la scena) qui si conduca Arbace. Ecco adempite
le tue richieste. Ah voglia il ciel che giovi
questo incontro a salvarlo.
ARTABANO
Io non vorrei che credessi o signor la mia domanda
pietà di padre o mal fondata speme
di trovarlo innocente. È troppo chiara
la colpa sua, deve morir. Non altro
mi muove a rivederlo
che la tua sicurezza. Ancor del fallo
è ignota la cagione,
sono i complici ignoti. Ogni segreto
tenterò di scoprir.
ARTASERSE
La tua fortezza quanto invidio Artabano. Io mi sgomento
d'un amico al periglio,
tu non ti perdi e si condanna il figlio.
ARTABANO
La fermezza del volto quanto costa al mio core. Intesi anch'io
le voci di natura, anch'io provai
le comuni di padre
deboli tenerezze;
ma fra le mie dubbiezze
il dover trionfò. Non è mio figlio
chi mi porta il rossor di sì gran fallo.
Prima ch'io fossi padre, ero vassallo.
ARTASERSE
La tua virtude istessa mi parla per Arbace. Io più ti deggio
quanto meno il difendi. Ah renderei
troppo ingrata mercede ai merti tui
senza dolor s'io ti punissi in lui.
Deh cerchiamo Artabano
una via di salvarlo, una ragione
ch'io possa dubitar del suo delitto.
Unisci, io te ne priego,
le tue cure alle mie.
ARTABANO
Che far poss'io se ogni evento l'accusa e intanto Arbace
si vede reo, non si difende e tace.
ARTASERSE
Ma innocente si chiama. I labri suoi non son usi a mentir. Come in un punto
cangiò natura! Ah l'infelice ha forse
qualche ragion del suo silenzio. A lui
parla Artabano. Ei svelerà col padre
quanto al giudice tace. Io m'allontano.
In libertà seco ragiona; osserva,
esamina il suo cor. Trova se puoi
un'ombra di difesa. Accorda insieme
la salvezza del figlio,
la pace del tuo re, l'onor del trono.
Ingannami se puoi, ch'io ti perdono.
Rendimi il caro amico
parte dell'alma mia.
Fa che innocente sia
come l'amai finor.
Compagni dalla cuna
tu ci vedesti e sai
che in ogni mia fortuna
seco finor provai
ogni piacer diviso,
diviso ogni dolor.
SCENA II
ARTABANO, poi ARBACE con guardie
ARTABANO
Son quasi in porto. Arbace avvicinati. E voi (Alle guardie)
nelle prossime stanze
pronti attendete ad ogni cenno. (Partono)
ARBACE
Il padre solo con me!
ARTABANO
Pur mi riesce o figlio di salvar la tua vita. Io chiesi ad arte
all'incauto Artaserse
la libertà di favellarti. Andiamo.
Per una via che ignota
sempre gli fu, scorgendo i passi tui
deluder posso i suoi custodi e lui.
ARBACE
Mi proponi una fuga che saria prova al mio delitto.
ARTABANO
Eh vieni folle che sei. La libertà ti rendo,
t'involo al regio sdegno,
agli applausi ti guido e forse al regno.
ARBACE
Che dici! Al regno?ARTABANO
È da gran tempo, il sai, a tutti in odio il regio sangue. Andiamo.
Alle commosse squadre
basta mostrarti. Ho già la fede in pegno
de' primi duci.
ARBACE
Io divenir ribelle! Solo in pensarlo innoridisco. Ah padre
lasciami l'innocenza.
ARTABANO
È già perduta nella credenza altrui. Sei prigioniero
e comparisci reo.
ARBACE
Ma non è vero.ARTABANO
Questo non giova. È l'innocenza Arbace un preggio che consiste
nel credulo consenso
di chi l'amira; e se le togli questo,
in nulla si risolve. Il giusto è solo
chi sa fingerlo meglio e chi nasconde
con più destro artificio i sensi sui
nel teatro del mondo agli occhi altrui.
ARBACE
T'inganni. Un'alma grande è teatro a sé stessa; ella in segreto
s'approva e si condanna
e placida e sicura
del volgo spettator l'aura non cura.
ARTABANO
Sia ver. Ma l'innocenza si dovrà preferir forse alla vita
per conservarla?
ARBACE
E questa vita o padre che mai la credi?
ARTABANO
Il maggior dono o figlio che dar possan gli dei.
ARBACE
La vita è un bene che usandone si scema. Ogni momento
ch'altri ne gode è un passo
che al termine avvicina e dalle fasce
si comincia a morir quando si nasce.
ARTABANO
E dovrò per salvarti contender teco? Altra ragion per ora
non ricercar che il cenno mio; t'affretta.
ARBACE
No, perdona. Sia questo il tuo cenno primiero
trasgredito da me.
ARTABANO
Vinca la forza le resistenze tue. Sieguimi. (Va per prenderlo)
ARBACE
In pace (Si scosta) lasciami o padre. A troppo gran cimento
riduci il mio rispetto. Ah se mi sforzi, farò...
ARTABANO
Minacci ingrato! Parla? Di', che farai?
ARBACE
Nol so; ma tutto farò per non seguirti.
ARTABANO
E ben, vediamo chi di noi vincerà; sieguimi, andiamo. (Lo prende per mano)
ARBACE
Custodi olà.ARTABANO
T'accheta.ARBACE
Olà custodi? (Artabano lascia Arbace vedendo li custodi)
Rendetemi i miei lacci; al carcer mio
guidatemi di nuovo.
ARTABANO
(Ardo di sdegno).ARBACE
Padre, un addio.ARTABANO
Va', non t'ascolto indegno.ARBACE
Lascia cadermi in volto
uno de' sguardi tuoi,
che forse ancor tu puoi
sentir pietade in te.
Sedallo sdegno è tolto
il bel primiero amore
guardami; e col tuo core
giudica poi di me. (Parte fra le guardie)
uno de' sguardi tuoi,
che forse ancor tu puoi
sentir pietade in te.
Sedallo sdegno è tolto
il bel primiero amore
guardami; e col tuo core
giudica poi di me. (Parte fra le guardie)
SCENA III
ARTABANO, poi MEGABISE
ARTABANO
I tuoi deboli affetti vinci Artabano. Un temerario figlio
s'abbandoni al suo fato. Ah che nel core
condannarlo non posso. Io l'amo appunto
perché non mi somiglia. A un tempo istesso
e mi sdegno e l'ammiro
e d'ira e di pietà fremo e sospiro.
MEGABISE
Che fai? Che pensi? Irresoluto e lento signor così ti stai? Non è più tempo
di meditar ma d'eseguir. S'aduna
de' satrapi il consiglio, ecco raccolte
molte vittime insieme. I tuoi rivali
là trovaremo uniti. Uccisi questi
piana è per te la via del trono. Arbace
a liberar si voli.
ARTABANO
Ah Megabise che sventura è la mia! Ricusa il figlio
e regno e libertà. De' giorni suoi
cura non ha, perde sé stesso e noi.
MEGABISE
Che dici?ARTABANO
Invan finora con lui contesi.
MEGABISE
A liberarlo a forza al carcere corriamo.
ARTABANO
Il tempo istesso che perderemo in superar la fede
e il valor de' custodi agio bastante
al re sarà di preparar difese.
MEGABISE
È ver, dunque Artaserse prima si sveni e poi si salvi Arbace.
ARTABANO
Ma rimane in ostaggio la vita d'un mio figlio.
MEGABISE
Ecco il riparo. Dividiamo i seguaci. Assaliremo
nell'istesso momento
tu il carcere, io la regia.
ARTABANO
Ah che divisi siamo deboli entrambi.
MEGABISE
Ad un partito convien pure appigliarsi.
ARTABANO
Il più sicuro è il non prenderne alcuno. Agio bisogna
a ricompor le sconcertate fila
della trama impedita.
MEGABISE
E se fra tanto Arbace si condanna!
ARTABANO
Il caso estremo al più pronto rimedio
risolver ne farà. Basta per ora
che a simular tu siegua e che de' tuoi
mi conservi la fede. Io cauto intanto
a sedurre i custodi
m'applicherò. Non m'avvisai finora
d'abbisognarne; e reputai follia
multiplicare i rischi
senza necessità.
MEGABISE
Di me disponi come più vuoi.
ARTABANO
Deh non tradirmi amico.MEGABISE
Io tradirti! Ah signor che mai dicesti! Tanto ingrato mi credi? Io mi ramento
de' miei bassi principi. Alla tua mano
deggio quanto possiedo. Ai primi gradi
dal fango popolar tu mi traesti.
Io tradirti! Ah signor che mai dicesti!
ARTABANO
È poco o Megabise quanto feci per te. Vedrai s'io t'amo
se m'arride il destin. So per Semira
gli affetti tuoi, non gli condanno e penso...
Eccola; un mio comando
l'amor suo t'assicuri e noi congiunga
con più saldi legami.
MEGABISE
O qual contento!SCENA IV
SEMIRA e detti
ARTABANO
Figlia è questi il tuo sposo.SEMIRA
(Ahimè che sento!) E ti par tempo o padre
di stringere imenei quando il germano...
ARTABANO
Non più; può la tua mano molto giovargli.
SEMIRA
Il sacrificio è grande. Signor meglio rifletti. Io son...
ARTABANO
Tu sei folle se mi contrasti.
Ecco il tuo sposo, io così voglio e basti.
Amalo e se al tuo sguardo
amabile non è,
la man che te lo diè
rispetta e taci.
Poi ne l'amar men tardo
forse il tuo cor sarà
quando fumar vedrà
le sacre faci.
SCENA V
SEMIRA e MEGABISE
SEMIRA
Ascolta o Megabise. Io mi lusingo alfin dell'amor tuo. Posso una prova
sperarne a mio favor?
MEGABISE
Che non farei cara per ubbidirti.
SEMIRA
E pure io temo le repugnanze tue.
MEGABISE
Questo timore dilegui un tuo comando.
SEMIRA
Ah se tu m'ami questi imenei disciogli.
MEGABISE
Io!SEMIRA
Sì. Salvarmi del genitor così potrai dall'ira.
MEGABISE
Ti ubbidirei ma parmi ch'ora meco scherzar voglia Semira.
SEMIRA
Io non parlo da scherzo.MEGABISE
Eh non ti credo. Vuoi così tormentarmi, io me n'avvedo.
SEMIRA
Tu mi deridi. Io ti credei finora più generoso amante.
MEGABISE
Ed io più saggia finora ti credei.
SEMIRA
D'un alma grande che bella prova è questa!
MEGABISE
Che discreta richiesta da farsi a un amator!
SEMIRA
T'apersi un campo ove potevi esercitar con lode
la tua virtù senz'essermi molesto.
MEGABISE
La voglio esercitar ma non in questo.SEMIRA
Dunque invano sperai?MEGABISE
Sperasti invano.SEMIRA
Dunque il pianto...MEGABISE
Non giova.SEMIRA
Queste preghiere mie...MEGABISE
Son sparse ai venti.SEMIRA
E ben, al padre ubbidirò; ma senti. Non lusingarti mai
ch'io voglia amarti. Abborrirò costante
quel funesto legame
che a te mi stringerà. Sarai, lo giuro,
ogetto agli occhi miei sempre d'orrore.
La mano avrai ma non sperarne il core.
MEGABISE
Non lo chiedo, o Semira. Io mi contento di vederti mia sposa. E per vendetta
se ti basta d'odiarmi
odiami pur, ch'io non saprò lagnarmi.
Non temer ch'io mai ti dica
alma infida, ingrato core.
Possederti ancor nemica
chiamerò felicità.
Io detesto la follia
d'un incommodo amatore
che ai pensieri ancor vorria
limitar la libertà.
SCENA VI
SEMIRA, poi MANDANE
SEMIRA
Qual serie di sventure un giorno solo unisce a' danni miei! Mandane ah senti...
MANDANE
Non m'arrestar Semira.SEMIRA
Ove t'affretti?MANDANE
Vado al real consiglio.SEMIRA
Io tua seguace sarò, se giova all'infelice Arbace.
MANDANE
L'interesse è distinto. Tu salvo il brami ed io lo voglio estinto.
SEMIRA
E un'amante d'Arbace parla così?
MANDANE
Parla così, Semira, una figlia di Serse.
SEMIRA
Il mio germano o non ha colpa o per tua colpa è reo.
Perché troppo t'amò...
MANDANE
Questo è il maggiore de' falli suoi. Col suo morir degg'io
giustificar me stessa e vendicarmi
di quel rossor che soffre
il mio genio real che a lui donato
dovea destarlo a generose imprese
e per mia pena un traditor lo rese.
SEMIRA
E non basta a punirlo delle leggi il rigor che a lui sovrasta,
senza gli impulsi tuoi?
MANDANE
No che non basta. Io temo in Artaserse
la tenera amistà. Temo l'affetto
ne' satrapi e ne' grandi; e temo in lui
quell'ignoto poter, quell'astro amico
che in fronte gli risplende,
che degli animi altrui signor lo rende.
SEMIRA
Va', sollecita il colpo, accusalo, spietata,
riducilo a morir; però misura
prima la tua costanza. Hai da scordarti
le speranze, gli affetti,
la data fé, le tenerezze, i primi
scambievoli sospiri, i primi sguardi
e l'idea di quel volto
dove apprese il tuo core
la prima volta a sospirar d'amore.
MANDANE
Ah barbara Semira io che ti feci mai? Perché risvegli
quella al dover ribelle
colpevole pietà che opprimo in seno
a forza di virtù? Perché ritorni
con questa idea che il mio coraggio atterra
ne' miei pensieri a rinovar la guerra?
Se d'un amor tiranno
credei di trionfar,
lasciami nell'inganno,
lasciami lusingar
che più non amo.
Se l'odio è il mio dover
barbara, e tu lo sai,
perché avveder mi fai
che invan lo bramo.
SCENA VII
SEMIRA
SEMIRA
A qual di tanti mali prima oppormi degg'io? Mandane, Arbace,
Megabise, Artaserse, il genitore
tutti son miei nemici; ognun m'assale
in alcuna del cor tenera parte.
Mentre ad uno m'oppongo, io resto agli altri
senza difesa esposta ed il contrasto
sola di tutti a sostener non basto.
Se del fiume altera l'onda
tenta uscir dal letto usato,
corre a questa, a quella sponda
l'affannato agricoltor.
Ma disperde in su l'arene
il sudor, le cure e l'arti.
Che se in una ei lo trattiene,
si fa strada in cento parti
il torrente vincitor.
SCENA VIII
Gran sala del real consiglio con trono da un lato, sedili dall'altro per i grandi del regno. Tavolino e sedia alla destra del suddetto trono.
ARTASERSE preceduto da una parte delle guardie e dai grandi del regno e seguito dal restante delle guardie, poi MEGABISE
ARTASERSE preceduto da una parte delle guardie e dai grandi del regno e seguito dal restante delle guardie, poi MEGABISE
ARTASERSE
Eccomi, o della Persia fidi sostegni, del paterno soglio
le cure a tolerar. Son del mio regno
sì torbidi i principi e sì funesti
che l'inesperta mano
teme di questo avvicinarsi al freno.
Voi che nudrite in seno
zelo, valore, esperienza e fede,
dell'affetto in mercede
che il mio gran genitor vi diede in dono
siatemi scorta in su le vie del trono.
MEGABISE
Mio re, chiedono a gara e Mandane e Semira a te l'ingresso.
ARTASERSE
(O dei!) Vengano. Io vedo (Parte Megabise) qual diversa cagion entrambe affretta.
SCENA IX
MANDANE, SEMIRA, MEGABISE e detto
SEMIRA
Artaserse pietà.MANDANE
Signor vendetta. D'un reo chiedo la morte.
SEMIRA
Ed io la vita chiedo d'un innocente.
MANDANE
Il fallo è certo.SEMIRA
Incerto è il traditor.MANDANE
Condanna Arbace ogni apparenza.
SEMIRA
Assolve Arbace ogni ragion.
MANDANE
L'amor l'accusa.SEMIRA
L'amicizia il difende.MANDANE
Il sangue sparso dalle vene del padre
chiede un castigo.
SEMIRA
Il conservato sangue nelle vene del figlio un premio chiede.
MANDANE
Ricordati...SEMIRA
Rammenta...MANDANE
Che sostegno del trono solo è il rigor.
SEMIRA
Che la clemenza è base.MANDANE
D'una misera figlia deh t'irriti il dolor.
SEMIRA
Ti plachi il pianto d'un'afflitta germana.
MANDANE
Ognun che vedi, fuor che Semira, il sacrificio aspetta.
SEMIRA
Artaserse pietà. (S'inginocchia)MANDANE
Signor vendetta. (In atto d'inginocchiarsi)ARTASERSE
Sorgete, oh dio sorgete. Il vostro affanno quanto è minor del mio. Teme Semira
il mio rigor. Mandane
teme la mia clemenza; e amico e figlio
Artaserse sospira
nel timor di Mandane e di Semira.
Solo d'entrambe io così provo... Ah vieni.
Consolami Artabano. Hai per Arbace
difesa alcuna? Ei si discolpa?
SCENA X
ARTABANO e detti
ARTABANO
È vana la tua, la mia pietà. La sua salvezza
o non cura o disprezza.
ARTASERSE
E vuol ridurmi l'ingrato a condanarlo?
SEMIRA
Condannarlo? Ah crudel. Dunque vedrassi sotto un'infame scure
di Semira il germano,
della Persia l'onore,
l'amico d'Artaserse, il difensore?
Misero Arbace, inutile mio pianto!
Vilipeso dolor!
ARTASERSE
Semira a torto m'accusi di crudel. Che far poss'io
se difesa non ha. Tu che faresti?
Che farebbe Artabano? Olà custodi,
Arbace a me si guidi. Il padre istesso
sia giudice del figlio; egli l'ascolti,
ei l'assolva se può. Tutta in sua mano
la mia depongo auttorità reale.
ARTABANO
Come!MANDANE
E tanto prevale l'amicizia al dover? Punir nol vuoi
se la pena del reo commetti al padre.
ARTASERSE
A un padre io la commetto di cui nota è la fé, che un figlio accusa
ch'io difender vorrei, che di punirlo
ha più ragion di me.
MANDANE
Ma sempre è padre.ARTASERSE
Perciò doppia ragione ha di punirlo. Io vendicar di Serse
la morte sol deggio in Arbace; ei deve
nel figlio vendicar con più rigore
e di Serse la morte e il suo rossore.
MANDANE
Dunque così...ARTASERSE
Così, se Arbace è il reo, la vittima assicuro al re svenato.
Ed al mio difensor non sono ingrato.
ARTABANO
Ah signor qual cimento...ARTASERSE
Degno di tua virtù.ARTABANO
Di questa scelta che si dirà?
ARTASERSE
Che si può dir. Parlate, (Ai grandi) se v'è ragion che a dubitar vi muova.
MEGABISE
Il silenzio d'ognun la scelta approva.SEMIRA
Ecco il germano.MANDANE
(Ahimè).ARTASERSE
S'ascolti. (Va in trono e i grandi siedono)
ARTABANO
(Affetti ah tolerate il freno). (Nell'andare a sedere a tavolino)MANDANE
(Povero cor non palpitarmi in seno).SCENA XI
ARBACE con catene fra le guardie e detti
ARBACE
Tanto in odio alla Persia, dunque, son io che di mia rea fortuna
l'ingiustizie a mirar tutta s'aduna!
Mio re.
ARTASERSE
Chiamami amico. Infin ch'io possa dubitar del tuo fallo esser lo voglio;
e perché sì bel nome
in un giudice è colpa, ad Artabano
il giudizio è commesso.
ARBACE
Al padre!ARTASERSE
A lui.ARBACE
(Gelo d'orror!)ARTABANO
Che pensi? Ammiri forse la mia costanza?
ARBACE
Innoridisco o padre nel mirarti in quel luogo. E ripensando
quale io son, qual tu sei, come potesti
farti giudice mio, come conservi
così intrepido il volto? E non ti senti
l'anima lacerar?
ARTABANO
Quei moti interni ch'io provo in me tu ricercar non devi.
Né quale intelligenza
abbi col volto il cor. Qualunque io sia
lo son per colpa tua. Se a' miei consigli
tu davi orecchio e seguitar sapevi
l'orme d'un padre amante, in faccia a questi
giudice non sarei, reo non saresti.
ARTASERSE
Misero genitor.MANDANE
Qui non si venne i vostri ad ascoltar privati affanni.
O Arbace si difenda o si condanni.
ARBACE
(Quanto rigor).ARTABANO
Dunque alle mie richieste risponda il reo. Tu comparisci Arbace
di Serse l'uccisor. Ne sei convinto,
ecco le prove. Un temerario amore,
uno sdegno ribelle...
ARBACE
Il ferro, il sangue, il tempo, il luogo, il mio timor, la fuga
so che la colpa mia fanno evidente.
E pur vera non è, sono innocente.
ARTABANO
Dimostralo se puoi; placa lo sdegno dell'offesa Mandane.
ARBACE
Ah se mi vuoi costante nel soffrir, non assalirmi
in sì tenera parte. Al nome amato
barbaro genitor...
ARTABANO
Taci, e non vedi nella tua cieca intoleranza e stolta
dove sei, con chi parli e chi t'ascolta?
ARBACE
Ma padre...ARTABANO
(Affetti ah tolerate il freno).MANDANE
(Povero cor non palpitarmi in seno).ARTABANO
Chiede pur la tua colpa difesa o pentimento.
ARTASERSE
Ah porgi aita alla nostra pietà.
ARBACE
Mio re non trovo né colpa né difesa
né motivo a pentirmi e se mi chiedi
mille volte ragion di questo eccesso,
tornerò mille volte a dir l'istesso.
ARTABANO
(O amor di figlio!)MANDANE
Egli egualmente è reo o se parla o se tace. Or che si pensa?
Il giudice che fa? Questo è quel padre
che vendicar doveva un doppio oltraggio?
ARBACE
Mi vuoi morto o Mandane.MANDANE
(Alma coraggio).ARTABANO
Principessa, è il tuo sdegno sprone alla mia virtù. Resti alla Persia
nel rigor d'Artabano un grande esempio
di giustizia e di fé non visto ancora.
Io condanno il mio figlio. Arbace mora. (Sottoscrive il foglio)
MANDANE
(Oh dio).ARTASERSE
Sospendi amico il decreto fatal.
ARTABANO
Segnato è il foglio, ho compito il dover. (S'alza e gli dà il foglio)
ARTASERSE
Barbaro vanto. (Ricevuto il foglio scende dal trono e i grandi sorgono)
SEMIRA
Padre inumano.MANDANE
(Ah mi tradisce il pianto).ARBACE
Piange Mandane, e pur sentisti alfine qualche pietà del mio destin tiranno.
MANDANE
Si piange di piacer come d'affanno.ARTABANO
Di giudice severo adempite ho le parti. Ah si permetta
agli affetti di padre
uno sfogo o signor. Figlio perdona
alla barbara legge
d'un tiranno dover. Soffri, che poco
ti rimane a soffrir. Non ti spaventi
l'aspetto della pena. Il mal peggiore
è de' mali il timor.
ARBACE
Vacilla o padre la sofferenza mia. Trovarmi esposto
in faccia al mondo intero
in sembianza di reo, veder recise
sul verdeggiar le mie speranze, estinti
su l'aurora i miei dì, vedermi in odio
alla Persia, all'amico, a lei ch'adoro,
saper che il padre mio...
Barbaro padre... (Ah ch'io mi perdo). Addio. (In atto di
partire, poi ritorna)
ARTABANO
(Io gelo).MANDANE
(Io moro).ARBACE
O temerario Arbace dove trascorri? Ah genitor perdono.
Eccomi a' piedi tuoi. Scusa i trasporti
d'un insano dolor. Tutto il mio sangue
si versi pur, non me ne lagno e invece
di chiamarla tiranna
io baccio quella man che mi condanna.
ARTABANO
Basta, sorgi; purtroppo hai ragion di lagnarti;
ma sappi... (Oh dei). Prendi un abbraccio e parti.
ARBACE
Per questo dolce amplesso
per quest'estremo addio
serbami o padre mio
l'idolo amato.
Sol questa all'ombra mia
pace e conforto sia
nel fier mio fato.
(Parte fra le guardie seguito da Megabise e dai grandi)
per quest'estremo addio
serbami o padre mio
l'idolo amato.
Sol questa all'ombra mia
pace e conforto sia
nel fier mio fato.
(Parte fra le guardie seguito da Megabise e dai grandi)
SCENA XII
MANDANE, ARTASERSE, SEMIRA e ARTABANO
MANDANE
(Ah che al partir d'Arbace io comincio a provar che sia la morte).
ARTABANO
A prezzo del mio sangue ecco o Mandane sodisfatto il tuo sdegno.
MANDANE
Ah scelerato, fuggi dagli occhi miei; fuggi la luce
delle stelle e del sol. Celati indegno
nelle più cupe e cieche
viscere della terra,
se pur la terra istessa a un empio padre
così d'umanità privo e d'affetto
nelle viscere sue darà ricetto.
ARTABANO
Dunque la mia virtù...MANDANE
Taci inumano. Di qual virtù ti vanti?
Ha questa i suoi confini e quando eccede
cangiata in vizio ogni virtù si vede.
ARTABANO
Ma non sei quella istessa che finor m'irritò?
MANDANE
Son quella e sono degna di lode e se dovesse Arbace
giudicarsi di nuovo, io la sua morte
di nuovo chiederei. Dovea Mandane
un padre vendicar. Salvare un figlio
Artabano doveva. A te l'affetto,
l'odio a me conveniva. Io l'interesse
d'una tenera amante
non dovevo ascoltar. Ma tu dovevi
di giudice il rigor porre in oblio.
Questo era il tuo dover, questo era il mio.
Va tra le selve ircane
barbaro genitore.
Fiera di te peggiore,
mostro peggior non v'è.
Quanto di reo produce
l'Africa al sol vicina,
l'inospita marina
tutto s'aduna in te.
SCENA XIII
ARTASERSE, SEMIRA e ARTABANO
ARTASERSE
Quanto amata Semira congiura il ciel del nostro Arbace a danno!
SEMIRA
Inumano, tiranno. Così presto ti cangi?
Prima uccidi l'amico e poi lo piangi.
ARTASERSE
All'arbitrio del padre la sua vita commisi;
ed io sono il tiranno? Ed io l'uccisi?
SEMIRA
Questa è la più ingegnosa barbara crudeltà. Giudice il padre
era servo alla legge; a te sovrano
la legge era vassalla. Ei non poteva
esser pietoso e tu dovevi. Eh dimmi
che godi di veder svenato un figlio
per man del genitore,
che amicizia non hai, non senti amore.
ARTASERSE
Parli la Persia e dica se ad Arbace son grato,
se ho pietà del tuo duol, se t'amo ancora.
SEMIRA
Ben ti credei finora lusingata ancor io dal genio antico
pietoso amante e generoso amico.
Ma ti scopre un istante
perfido amico e dispietato amante.
SCENA XIV
ARTASERSE e ARTABANO
ARTASERSE
Dell'ingrata Semira i rimproveri udisti?
ARTABANO
Udisti i sdegni dell'ingiusta Mandane?
ARTASERSE
Io son pietoso e tiranno mi chiama.
ARTABANO
Io giusto sono e mi chiama crudel.
ARTASERSE
Di mia clemenza è questo il prezzo?
ARTABANO
La mercede è questa d'una austera virtù?
ARTASERSE
Quanto in un giorno quanto perdo Artabano!
ARTABANO
Ah non lagnarti, lascia a me le querele, oggi d'ogni altro
più misero son io.
ARTASERSE
Grande è il tuo duol ma non è lieve il mio.Non conosco in tal momento
se l'amico o il genitore
sia più degno di pietà.
So però per mio tormento
che era scelta in me l'amore,
ch'era in te necessità.
SCENA XV
ARTABANO
ARTABANO
Eccomi alfine in libertà del mio dolor; che feci mai? O dispietato
padre! O misero Arbace! Io ti perdei!
Già spettacol funesto agli occhi miei
ti veggo; odo gl'accenti; odo i singhiozzi
dell'innocente vittima... Deh! Ferma
carnefice la scurre... Ah! Che già piomba
il colpo e il capo o dio! reciso e tronco
sugli omeri sen cade... Ah! Ch'egli è morto!
Aimè! Dove m'ascondo?
Qui la bipenne incontro;
qui trovo il feral palco; il manigoldo
là mi spaventa e là l'informe busto
m'inorridisce. Ah! Che la pallid'ombra
ver me s'affretta. Chi mi salva? Dove
mi celo! O dio non posso
sostener la sua vista. O caro Arbace
perdona il mio rossor; svenami o figlio.
Ma che vaneggio? Al mio rimorso ancora
il figlio vive e se salvai me stesso
il caro Arbace mio non cada oppresso.
Pallido il sole, torbido il cielo
pena minaccia, morte prepara;
tutto mi spira rimorso e orror;
timor mi cinge di freddo gelo;
dolor mi rende la vita amara;
io stesso fremo contro il mio cor.
SCENA XVI
ARTABANO solo
ARTABANO
Son pur solo una volta e dall'affanno respiro in libertà. Quasi mi persi
nel sentirmi d'Arbace
giudice destinar. Ma superato
non si pensi al periglio.
Salvai me stesso; or si diffenda il figlio.
Così stupisce e cade
su le mature biade
al folgore che passa
l'attonito arator.
Ma quando poi s'avvede
del vano suo spavento,
sorge, respira e riede
a numerar l'armento
disperso dal timor.
Fine dell'atto secondo
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